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Perchè la creatività italiana sta sparendo?

creatitaNon ci si interroga molto spesso sullo stato dell’arte del design e della creatività in Italia, ma quando lo si fa, vengono fuori domande a cui forse è necessario dare una risposta in tempi rapidi: che fine ha fatto la creatività italiana? Perchè i nostri giovani producono così poco in termini di graphic design?

La domanda se l’è posta anche Claudia Neri in un interessantissimo post su Nuvola del Lavoro, a proposito della sempre più rara partecipazione di giovani talenti italiani ai premi internazionali di design e advertising. Ma al di là della partecipazione a questi tipi di contest, che pure è rappresentativa dell’evoluzione delle tendenze a livello globale, a preoccupare è proprio lo stato di salute del settore italiano, che non permette ai giovani di esprimere il loro lato creativo.

Senza dubbio, alla base di tutto c’è un fenomeno di origine culturale. Un paese che non ha attenzione per i giovani, che guarda all’innovazione sempre con dubbi e perplessità, che si attorciglia su se stesso in una spirale di burocrazia e immobilismo, difficilmente può fungere da sostegno per l’espressività dei propri ragazzi. Ragazzi scoraggiati da una cultura in cui la meritocrazia e il valore del proprio lavoro spesso passano in secondo piano, rendendo difficile la nascita di situazioni in cui esprimere la propria creatività in maniera innovativa. Ragazzi per i quali la cultura della competizione è affossata dalla paura dell’insuccesso, ragazzi che sono stati indotti a credere che non c’è spazio per loro. E tutto questo non può che avere ricadute anche in un campo come quello della creatività e del graphic design, nel quale la componente del talento non può essere tenuta a freno.

Di valorizzazione del merito si sta però iniziando a parlare sempre con più costanza,in tutti i campi, e questo non può che essere un bene per stimolare la fantasia e la creatività dei giovani graphic designer. Per quanto riguarda il settore del design, c’è però bisogno innanzitutto di emergere in un mercato ancora troppo congestionato. La figura del graphic designer è ancora spesso confusa con altre professionalità del mondo della comunicazione, e questo non può essere un segnale positivo. Per affermare il design italiano, c’è bisogno, e visto l’argomento forse è la parola adatta, innanzitutto di un restyling culturale.