Patent trolling, un ostacolo allo sviluppo delle startup

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Patent trolling, un ostacolo allo sviluppo delle startup

pratichelegaliI momenti dell’avvio di una startup sono sempre quelli più difficili: tra pratiche burocratiche e altri ostacoli da superare, sono sempre più gli adempimenti necessari per dare il via al proprio progetto imprenditoriale.

Nonostante alcuni sforzi fatti per provare a semplificare le fasi iniziali dell’imprenditoria giovanile ( come ad esempio la SRL semplificata ad 1 euro per gli under 35 ), rimangono ancora molte le difficoltà da superare, e adesso se ne aggiungono di nuove.

Uno dei temi caldi di discussione è quello del patent trolling, la pratica di registare brevetti a raffica per poi provare a speculare quando qualche imprenditore vorrà provare a mettere in pratica quell’idea. In genere questa pratica è portata avanti da aziende che possiedono o ereditano ampi portafogli brevetti, e intentano poi lunghe cause legali contro le startup che cercano di avviare la propria attività, incentrata appunto su idee brevettate da altri.

L’argomento si sta facendo caldo, anche in Italia, tanto da stimolare un dibattito intenso sul perchè questa pratica sia diventata un ostacolo alla nascita di nuove startup. Infatti, per molti giovani imprenditori, il dover affrontare una battaglia legale sul brevetto prima ancora di aver avviato la propria azienda ( o nelle fasi immediatamente successive all’avvio ) rappresenta un impedimento troppo grande, che spesso costringe addirittura a resistere.

Cosa fare quindi per provare ad arrestare questa pratica che, secondo i recenti studi, costa 500 miliardi di dollari ogni anno alle aziende che devono affrontare le pratiche legali? Una bella cifra, che, se investita invece in ricerca e sviluppo, sarebbe sicuramente più utile?

Un ripensamento delle leggi sui brevetti e sul diritto d’autore (discorso che si può comunque estendere a tutti gli ambiti della tecnologia e, per esempio, dell’editoria multimediale) è assolutamente necessario: è impensabile, in un’era in cui cultura, conoscenze e idee viaggiano alla velocità della rete, rimanere ancorati a legislazioni vecchie di secoli o comunque legate a concezioni ormai superate.

Un sistema del genere incentiva le multinazionali, in possesso di risorse molto più elevate rispetto alle piccole aziende, a registrare brevetti a raffica. Certamente una legislazione in materia è necessaria, perchè lasciare il mercato senza regole non basta a stimolare l’innovazione. La soluzione deve invece essere un ripensamento, condiviso, di regole e leggi che eviti situazioni di monopolio e funga invece da incentivo alle piccole società che registrano, ma per davvero, idee innovative.