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Primo referendum digitale in Italia, al via l’esperimento

Il Ministero dell’Università e della Ricerca, rispondendo alla richiesta del Presidente del Consiglio Mario Monti, ha lanciato in questi giorni la prima consultazione online in Italia. Il tema, d’attualità nel dibattito politico e sociale, è quello del valore legale del titolo di studio e dell’accesso alle professioni.

Ma mai come in questo caso, più che i contenuti, a fare notizia sono le modalità: è infatti la prima volta che gli italiani sono chiamati ad esprimere il proprio parere su un tema di interesse generale tramite Internet. Promotore dell’iniziativa è il Ministro dell’Istruzione e della Ricerca (con delega all’Innovazione Tecnologica) Francesco Profumo, che ha insistito molto perchè la consultazione ( non si può parlare di referendum vero e proprio, ma tanto è l’entusiasmo che in tanti lo definiscono così) fosse svolta online.

Un altro piccolo tassello si aggiunge dunque alle mosse di Profumo, che sta cercando, nel quadro più generale dell’Agenda Digitale, di portare l’Italia in una nuova fase, per quanto riguarda l’utilizzo degli strumenti tecnologici. L’unanime consenso che queste iniziative stanno raccogliendo testimonia quanto sia avvertita, nel nostro Paese, l’esigenza di confrontarsi con i temi dello sviluppo e dell’innovazione. Il Ministro Profumo ha spiegato chiaramente quanto tenga all’iniziativa e quale significato possa rivestire, soprattutto simbolico e in chiave di apertura verso i cittadini.

La consultazione è aperta a tutti i cittadini italiani: basta registrarsi sul portale dedicato, identificarsi e rispondere alle 15 domande del questionario. Questionario che, come detto, riguarda i temi del valore legale del titolo di studio, ma anche dell’accesso alle professioni, del pubblico impiego e degli ordinamenti scolastici e universitari. Gli italiani avranno tempo fino al 24 aprile per esprimere il proprio parere sui temi di discussione.

Ma, come detto, mai come questa volta, sarà importante testare l’interesse dei cittadini e la loro risposta; sarà particolarmente significativo misurare la partecipazione al questionario, per verificare se davvero l’esigenza di apertura al dialogo e di utilizzo di strumenti che rendano l’amministrazione più “open” è avvertita da tutti e se ha senso continuare su questa strada.