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Italiani, il 62% è online. Il futuro di internet e della tv 2.0

Sei italiani su dieci sono online, e amano sempre di più condividere le loro attività quotidiane in Rete. Questi i risultati del decimo Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione (scaricabile qui dopo essersi registrati), pubblicato in questi giorni.

Come detto, la percentuale di italiani che utilizzano internet è stata attestata al 62,1%, cifra destinata sicuramente a crescere ancora, vista la sempre maggiore familiarità delle giovani generazioni con la rete, con il conseguente abbassamento dell’età del primo accesso ad Internet. Si comincia a parlare quindi di età biomediatica, caratterizzata quindi dalla necessità avvertita in maniera sempre maggiore di condividere telematicamente quello che facciamo. Un segno importante viene dal numero di iscritti a Facebook: il 41,3% degli italiani ha un profilo sul social network più popolare. Cifra che, invece, se calcolata sul numero di italiani connessi alla Rete, sale al 66,6%. Con quasi 21 milioni di iscritti, gli italiani sono anche ai primi posti in Europa per numero di utilizzatori del social network.

La transizione verso una società totalmente digitalizzata corre a ritmo frenetico, e, presumibilmente, nei prossimi anni il numero di persone connesse continuerà a crescere in maniera esponenziale. Tra i media maggiormente utilizzati dagli italiani, la televisione resta inattaccabile al primo posto, ma è interessante notare come la sua fruizione si stia sempre più diversificando: dalle applicazioni per la fruizione di contenuti in mobilità ( basti pensare al grandissimo successo di SkyGo o alle app di Rai.tv per smartphone e tablet) alla visione on-demand, fino all’affermazione di un comportamento nato quasi per caso nel corso degli ultimi mesi ma ormai diventato una pratica consolidata. Stiamo parlando della tendenza ad utilizzare i social network, in particolare Twitter, per commentare in diretta le trasmissioni televisive a cui assistiamo. Una pratica che negli Stati Uniti è diffusa da un paio di anni, e che da noi è arrivata invece con un certo ritardo.

In un primo tempo, i network televisivi hanno accettato passivamente la novità, negli ultimi tempi invece si sta affermando l’abitudine a promuovere, all’interno della stessa trasmissione, un hashtag dedicato, a favorire l’interazione con gli spettatori tramite la  pubblicazione dei loro commenti o attraverso la possibilità di porre domande nel caso di talk show e simili. Insomma, anche il più analogico e il meno multimediale dei media attraversa una fase di cambiamento: la tv si evolve verso il 2.0, si apre alla partecipazione e alla costruzione di contenuti user oriented. Ascoltare il pubblico è ormai obbligatorio, in qualsiasi campo. E anche i media cosiddetti tradizionali non possono e non devono fare eccezione.