Startup in Italia, tra storie di successo e scenari futuri

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Startup in Italia, tra storie di successo e scenari futuri

In un’Italia che sta cercando faticosamente di venire fuori dal pantano della crisi economica – e ancora non riesce a capire se la strada intrapresa sia quella giusta o se ci siano da fare ancora delle correzioni di percorso – ci sono storie di persone che, rimboccandosi le maniche e facendo affidamento su intraprendenza, voglia di innovare e conoscenze tecnologiche di primo livello, ce l’hanno fatta. Storie di persone prima, e di aziende poi, che in mancanza di lavoro, il lavoro se lo inventano, e poi, se tutto va bene, si lanciano nel mercato, cambiandolo

Certo, l’Italia non è ancora terreno fertile per il mondo delle startup come lo possono essere, per tradizione ma soprattutto per mentalità imprenditoriale, gli Stati Uniti o comunque altri paesi europei. Ma, giorno dopo giorno, si moltiplicano le storie di ragazzi che vanno avanti con le loro forze, e, portando avanti idee che valgono, fanno impresa e contribuiscono a disegnare il futuro del paese.

Ci sono, soprattutto, anche quelli che si mettono insieme, come ad esempio iStarter, neonato incubatore torinese per startup, lanciato da un gruppo di giovani business angels (età media 32 anni) che accoglierà al suo interno 5 proposte tra quelle che stanno continuando a pervenire anche in questi giorni. Tanto per fare dei numeri, sono 34 le proposte arrivate finora, e ne arriveranno altre, a dimostrazione che i giovani con idee potenzialmente interessanti non mancano affatto. Quello che manca è a volte la consapevolezza nella forza delle proprie idee e la voglia di mettersi in gioco, di rischiare e di proporsi.

Il Governo italiano ha cercato, con il piano Restart Italia, di dare una spinta alle attività delle startup italiane, stilando un piano di accesso ai finanziamenti che, sebbene accolto con favore perché rappresenta il primo vero intervento in questo settore, ha lasciato perplessi alcuni degli startupper più influenti del Paese. Secondo molti, è un buon primo passo, ma non è ancora sufficiente a far nascere un vero movimento di startup italiane. Bisogna cercare di attirare in Italia anche capitali stranieri, oltre che eccellenze tecnologiche e industriali dall’estero. Bisogna sciogliere i nodi relativi ai finanziamenti e alla loro erogazione, ancora troppo “burocraticamente italiana“. Bisogna, in pratica, innanzitutto trovare una definizione di startup. Che forse, semplicemente, significa mettere in piedi un’impresa innovativa e tecnologica.