Open gov, la strada verso una politica partecipata

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Open gov, la strada verso una politica partecipata

Utilizzare Internet e tutta una serie di strumenti collegati alla società dell’Informazione e della Comunicazione per rendere più trasparenti le attività di governo e per comunicare in maniera più semplice ed immediata tutto ciò che le autorità pubbliche fanno. Ad oggi potrebbe sembrare una visione ottimistica e, per qualcuno, addirittura un’utopia, ma è in realtà solo quello che ci si propone con il modello dell’open government.

Trovare insomma modalità per adattare anche la comunicazione politica alle dinamiche di un mondo che è sempre più digitale e nel quale l’informazione viaggia sempre meno su canali broadcast o analogici e sempre più tramite strumenti di condivisione e partecipazione.

 

La recente rielezione di Barack Obama è un segnale dell’interesse per la tematica dell’open gov: sono in molti infatti quelli che collegano la nascita di questo movimento con la prima elezione, nel 2008, del Presidente degli Stati Uniti d’America. Senza scendere troppo nello specifico delle azioni politiche, e anche senza necessariamente parlare di open gov, basta vedere quanta attenzione Obama riservi alla comunicazione tramite social media (tanto che uno dei fattori chiave della sua prima vittoria è considerato la sua intraprendenza nell’utilizzare gli strumenti di comunicazione 2.0 quando ancora non avevano la forza che hanno oggi).

L’idea è partita da una serie di organizzazioni e di gruppi che chiedevano maggiore partecipazione ai processi decisionali dei propri governi. Oggi è cresciuta e si è allargata, e alcuni sono convinti che l’open government sarà uno dei maggiori contributi che le nuove generazioni daranno alla politica del nuovo millennio. Gli strumenti tecnologici a disposizione sono ormai quasi perfetti per il compito che dovrebbero svolgere. La volontà da parte degli organismi politici sembra conformarsi a queste esigenze, e dunque pensare a governi aperti e partecipati non è più qualcosa di folle.

Adesso occorre probabilmente fare il punto della situazione, e, soprattutto uniformarsi a degli standard. E’ innegabile che ci sono notevoli differenze da paese a paese per quanto riguarda il livello di accesso ai dati istituzionali, ed è innegabile anche che in Italia siamo ancora un passo indietro rispetto alla tematica in oggetto.

Ma al di là della comunicazione politica vera e propria, l’open government è diventato un movimento di pensiero a tutti gli effetti: e porta avanti con decisione l’idea che, con gli strumenti che abbiamo a disposizione oggi, è inaccettabile chiudere gli atti prodotti dalle pubbliche amministrazioni in archivi polverosi e inaccessibili. Oggi che possiamo farlo, la trasparenza deve essere quasi un obbligo. E in Italia, forse, c’è bisogno anche di questo per smuovere le acque di una politica che in pochi anni ha perso gran parte della fiducia dei cittadini.