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Oggetti intelligenti e big data: come cambiano le nostre vite

In this undated photo made available by Google, Denise Harwood diagnoses an overheated computer processor at Google’s data center in The Dalles, Ore. Google uses these data centers to store email, photos, video, calendar entries and other information shared by its users. These centers also process the hundreds of millions of searches that Internet users make on Google each day. (AP Photo/Google, Connie Zhou)

L’impatto della tecnologia sulle nostre vite è sempre più evidente, ma ce ne rendiamo sempre meno conto, dal momento che queste tecnologie diventano sempre più trasparenti e meno invasive. Li abbiamo chiamati oggetti intelligenti. E’ una sorta di paradosso che viviamo, probabilmente con piacere visti i benefici che ne ricaviamo, da qualche anno a questa parte.

Gli oggetti che ci circondano stanno lentamente acquistando sempre più funzioni, grazie alla possibilità di connettersi alla rete Internet per scambiare dati e informazioni e per, in definitiva, consentirci di fare un gran numero di operazioni che prima ci costringevano ad utilizzare strumenti diversi. E’ notizia di questi giorni che in Italia il numero degli oggetti smart, cioè connessi ad Internet, ha superato quota 5 milioni.

La rivoluzione in divenire promette di cambiare radicalmente le nostre vite, ed è facile capire perché: gli oggetti intelligenti, connessi tra loro e connessi alla rete, hanno la capacità di analizzare e mettere al nostro servizio una miriade impressionante di dati. Se ci fermiamo al nostro orizzonte personale, potremmo anche non comprendere l’utilità di inviare dati riguardo le nostre attività e il nostro utilizzo di questi elettrodomestici, apparecchi e accessori connessi alla Rete.

Se invece scendiamo più nel profondo, scopriamo che, come al solito, l’intelligenza risiede nelle interconnessioni tra i nodi della rete. Infatti, pensate a cosa succede quando ad inviare i dati sono un numero impressionante di questi oggetti. Il quadro che si presenta è quindi quello di una raccolta sterminata di dati riguardanti le nostre vite. E questi dati possono essere usati con successo per analizzare e prevedere i nostri comportamenti, non allo scopo di un ipotetico controllo globale, scenario ancora abbastanza inverosimile, quanto più per ottimizzare i servizi offerti dagli oggetti che utilizziamo.

E così, nascono oggetti che ci possono aiutare nelle attività di tutti i giorni, che ci fanno fare fitness tracciando nella maniera più completa possibile ogni nostro movimento, elettrodomestici che raccolgono dati su come e quanto consumano. Il tutto, finalizzato alla razionalizzazione delle nostre vite, perché in fin dei conti è questa la vera rivoluzione dei big data: numeri e analisi che ci aiutano a capire come ci muoviamo noi e come si muovono le persone intorno a noi, per mettere in piedi modelli predittivi e analisi qualitative. In modo tale che i numeri non siano sole fredde registrazioni, ma per far sì che diventino veri e propri strumenti di supporto per cambiare radicalmente il modo in cui viviamo.