La tecnologia e la rivoluzione del nuovo millennio
03/04/2013
Il coworking: l’ufficio in condivisione
19/04/2013

La memoria nell’epoca digitale

E’ notizia di questi giorni che la British Library archivierà ogni anno un miliardo di pagine web, per conservarne memoria in quella che si propone di essere una vera e propria biblioteca di Internet. La notizia, seppur non sconvolgente, visto che di strumenti per archiviare pagine web ne esistevano già, apre però uno spazio di riflessione molto interessante. Vale a dire: che valore ha il concetto di memoria nell’epoca di Internet? Cosa merita di essere conservato, archiviato, tramandato ai nostri figli? E, soprattutto, chi decide cosa andrà conservato?

La questione ha tantissime sfaccettature. Innanzitutto, nell’epoca della riproducibilità tecnica teoricamente illimitata, senza limiti di spazio e tempo, ha davvero senso impostare dei criteri per scegliere cosa meriti di essere conservato e cosa no? Non abbiamo necessità di risparmiare in termini di spazio, tempi o costi, perchè, fondamentalmente, sul web (quasi) tutto è gratis e illimitato. Mi piace pensare all’esempio che Stefano Maruzzi fa nel suo ebook “La fine dell’era del buon senso” riguardo la fotografia e come essa sia stata rivoluzionata dall’avvento del digitale, non soltanto in termini tecnici, ma anche e soprattutto dal punto di vista concettuale.

Secondo Maruzzi, infatti, il passaggio al digitale ha radicalmente modificato il nostro approccio alla fotografia. Quando la fotografia era su pellicola (costosa) e necessitava di essere sviluppata presso lo studio di un fotografo (costoso), richiedendo del tempo (prezioso), chi aveva una macchina fotografica tra le mani ci pensava due volte prima di immortalare un momento della propria vita. In genere, venivano immortalati i momenti più emozionanti, quelli che ci avrebbero segnato. Insomma, la fotografia era memoria vera e propria.

Oggi, nell’era della riproducibilità tecnica a costo zero, fotografiamo e carichiamo su Instagram, Twitter, Facebook, Pinterest un gran numero di scatti della nostra vita quotidiana, che 10 anni fa non avremmo considerato rilevanti. La fotografia ha quindi smesso di essere memoria personale, per diventare archiviazione e registrazione, in tempo quasi reale, della nostra esistenza.

Lo stesso vale per tutte le tracce del nostro passaggio in rete, e dell’utilizzo di strumenti digitali. L’utilizzo di strumenti digitali e connessi alla Rete ci permette di archiviare e conservare un gran numero di dati, informazioni, messaggi nei dispositivi in nostro possesso. Potremmo quasi dire che, oggi, la nostra memoria (e il nostro cervello, se vogliamo ascoltare la teoria della mente estesa) è sempre più fuori dalla nostra mente e sempre più all’interno degli strumenti che utilizziamo.

Anche qui, possiamo vedere come la memoria stia cambiando forma. Se un tempo eravamo più attenti a conservare i nostri ricordi, le nostre informazioni, tutto ciò che riguardava le nostre vite insomma, oggi ci prestiamo meno attenzione. Anzi, non ci pensiamo neanche. Perchè, in un certo senso, gli strumenti e la Rete sono diventati la nostra memoria.