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La comunicazione in azienda, un aspetto fondamentale

La parola comunicazione ha origini latine e, in prima battuta, ha il significato di rendere comune, far partecipe. Se prendiamo in considerazione l’evoluzione della parola, scopriamo allora che il significato che tendiamo ad utilizzare maggiormente, vale a dire  quello per cui la parola indica il mettere in comune idee e pensieri, ha acquistato un’importanza sempre maggiore, fino a diventare il significato più importante.

La comunicazione, quindi, è alla base di tutti i rapporti tra gli esseri umani, sia personali che professionali. Comunichiamo anche non intenzionalmente. tutto è comunicazione. A maggior ragione all’interno di contesti di lavoro e professionali, la comunicazione assume allora un ruolo di primissimo piano.

Comunicare significa quindi partecipare ad un sistema di relazioni attraverso norme e regole messe in atto in maniera consapevole o inconsapevole dagli attori in esso presenti, i quali si scambiano informazioni, sensazioni, immagini mentali e stati d’animo usando canali e codici verbali, paraverbali, non verbali e simbolici, utilizzabili ed utilizzati in un determinato contesto culturale.

Siamo sicuri di saper “comunicare”, sia nella vita di tutti i giorni, che sul posto di lavoro? Perché comunicare in azienda, a prescindere dai ruoli e dalle dimensioni dell’azienda, è così difficile?

Probabilmente perché spesso, in un’ azienda, ognuno mette in campo un pezzetto della propria personalità, confondendo la vita privata con il lavoro, i sentimenti personali con la professione. Ciascuno di noi interpreta quanto succede secondo la propria natura, il proprio stato d’animo del momento, che sia nella vita privata oppure, come in questo caso, sul posto di lavoro.

In molte aziende la comunicazione non esiste, non viene utilizzato nessun linguaggio comune: a volte è come se ciascuno parlasse una lingua che gli altri non conoscono. Ognuno agisce, in buona fede, secondo la propria logica e secondo quanto ritiene giusto fare, ma andando avanti ognuno per conto proprio e senza mai confrontarsi con gli altri. Ignorando che, alla base di un’azienda che funziona, da tutti i punti di vista, c’è il guardare tutti nella stessa direzione.

Molto spesso, le incomprensioni in azienda nascono dal fatto che non siano chiari a tutti i ruoli da ricoprire. In pratica, il messaggio che parte da uno degli attori (che sia un’azione, un verbo parlato, una postura del corpo) difficilmente arriva in maniera autentica al destinatario, ma, secondo quella che è una vera e propria teoria del rumore, si trasforma e si disperde in mille interpretazioni diverse che possono variare a seconda di chi le riceve.

Tutti sono liberi di vedere, sentire e percepire secondo la propria sensibilità e capacità, ma, banalmente, per comunicare bisogna prima condividere un linguaggio, un codice.

Sul posto di lavoro ognuno di noi deve recitare il ruolo imposto dalle necessità aziendali, dalle procedure stabilite, dalle consuetudini decise insieme. In questo modo, si parlerà un linguaggio condiviso, senza rischiare incomprensioni. In una sola parola: quando si lavora insieme agli altri, bisogna rispettare le regole, senza eccezioni. Quando finisce l’orario di lavoro, poi, ognuno di noi sarà libero di seguire le regole che preferisce, anche di suonare fuori tempo e senza direttore d’orchestra.