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I flash content e l’arte di catturare l’attenzione in rete

Una delle sfide maggiori per chi produce contenuti in rete, soprattutto da quando i social network hanno raggiunto la loro massima diffusione, è quella di catturare l’attenzione del pubblico cui ci si rivolge. E, oggi, in una rete che produce milioni e milioni di contenuti ogni giorno, emergere è una sfida bella grossa.

Certo, per avere successo in rete, essere famosi e autorevoli da tempo, offline potremmo dire, può essere una buona strada. E’ per questo che l’informazione tradizionale (Repubblica, Corriere et similia) può ancora vantare un discreto seguito anche sul versante internet e social. Autorevolezza, dunque. Per alcuni potrebbe bastare, ma in realtà non è così, perché tutte le statistiche riguardanti la fruizione dei contenuti in rete dimostrano che l’attenzione dei navigatori, abituali e non, è sempre più sfuggente. Difficilmente dunque, a meno che non siano veramente interessati e motivati a proseguire nella lettura, i navigatori si fermano a leggere (o vedere, o sentire, perché, per quanto possa sembrare banale,  la Rete è innanzitutto multimedialità) contenuti che gli porterebbero via più di pochi minuti.

E’ l’era del flash content, è uno dei motivi per cui ha sfondato Twitter. I contenuti più letti, più visti, più condivisi, sono oggi quelli che hanno bisogno di meno tempo per essere consumati. Viviamo sempre più di corsa, navighiamo sempre più in mobilità, sempre meno dal computer. Abbiamo meno tempo per leggere, e preferiamo avere un’infarinatura su tutto piuttosto che un’idea chiara su un argomento preciso. Qualcuno dice che sia colpa dei nuovi media, dell’esposizione che abbiamo subito alla televisione prima e ai social network poi, sostenendo che i new media ci hanno tolto la capacità di attenzione e quella di restare concentrati per più di qualche minuto.

Certo, un fondo di verità forse c’è. Anche una delle attività più riflessive e che più necessitano di concentrazione, come la lettura, è cambiata radicalmente. Chi legge un romanzo dal Kindle, può sempre condividerne un pezzo mentre sta leggendo. Cercare direttamente dal suo dispositivo quella parola che non conosce. Leggere le annotazioni che un suo amico ha fatto su quel documento. Insomma, le connessioni continue non ci permettono di restare concentrati a lungo su qualcosa. Non è un male, è semplicemente un riflesso della nuova velocità alla quale abbiamo deciso di vivere le nostre vite.