Sostegni del Governo di Lisbona per le attività di impresa e buona qualità della vita nella Capitale portoghese.

L’attenzione dei media internazionali si è spostata improvvisamente su Lisbona non appena è stato deciso di spostare proprio li il web summit. Un interesse del tutto improvviso, ma quanto  mai meritato. È da qualche anno che in città, e più in generale in tutto il Portogallo, si è creato un ambiente piuttosto favorevole agli investimenti e all’imprenditoria innovativa, quella delle startup.

Pur essendo il Pil addirittura 9 volte inferiore a quello italiano, le startup portoghesi più importanti, raccontano i dati di un recente rapporto della Startup Europe Partnership, hanno raccolto capitali solo di due volte e mezzo inferiori. Quest’improvviso trend positivo è, almeno in parte, figlio della grande crisi economica e della conseguente austerity.
I portoghesi, a un certo punto, si sono ritrovati a un incrocio che prevedeva sole due svolte possibili: tra creare una propria attività e non lavorare affatto, molti hanno deciso di intraprendere la strada dell’avventura imprenditoriale. Il governo locale, va detto, ha supportato le intenzioni dei lusitani che hanno deciso di orientarsi ad una propria attività con una serie di misure studiate per agevolare non solo le nuove imprese,  ma anche per facilitare chi arriva dall’estero e ha deciso di scommettere ed investire in Portogallo.
Chi vuole aprire una società, ad esempio, può fare riferimento al programma “Empresa na hora“.

Questa iniziativa non consente di creare un’attività di impresa in un’ora sola, come si potrebbe pensare: l’idea è quella di uno snellimento burocratico che prevede, dopo aver sciolto i classici cavilli che si accompagnano a quel tipo si situazione, di costituire la società per mezzo di un unico ed economico passaggio burocratico. Il tutto accompagnato alla capacità di attirare investimenti dall’estero: l’ambiente della città di Lisbona offre una buona qualità della vita e il costo della stessa è di molto inferiore rispetto a quello di altre grandi città europee come Berlino, Parigi o Londra.
In più, già da qualche anno ormai, è stato introdotto un regime di tassazione agevolato per “i non residenti abituali”: purché siano soddisfatte alcune pre-condizioni, come l’aver vissuto in Portogallo per più di 183 giorni in un anno, o possedere una casa lì, si ha diritto per dieci anni a un’aliquota di favore, indipendente dal guadagno, del 20%.

Insomma, sembra che sulle rive del Tago abbiano intrapreso la strada giusta per cominciare a discutere seriamente di innovazione.