Abbiamo già parlato di Smart Working e, volenti o nolenti, l’hanno dovuto adottare tutti nell’ultimo anno, anche le pubbliche amministrazioni. Nonostante i vantaggi, spesso le aziende hanno visto il lavoro agile come una fase transitoria, senza investire realmente nei processi. Questa seconda ondata dell’emergenza coronavirus, però, ci mette di nuovo di fronte a una necessità. Lo Smart Working è un’esigenza per tutti e una risorsa per molti.

Fare Smart Working, come sappiamo, non vuol dire semplicemente “lavorare da casa”, come spesso si intende. Si tratta, invece, di una nuova filosofia manageriale che restituisce ai lavoratori flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati.

Proprio per questo rappresenta una risorsa per un’azienda: lo Smart Working necessita di tecnologie per rendere concrete le sue pratiche e i suoi modelli e allo stesso tempo rappresenta una grande leva per dare una svolta digital all’azienda. Infatti, non si può effettivamente parlare di Smart Working se l’azienda non ha prima compreso l’importanza della digitalizzazione dei processi e rivisto le logiche gerarchiche.

D’altronde, è soprattutto la collaborazione a livello di team a beneficiare di questa nuova tendenza: soluzioni di social collaboration e strumenti di editing dei file in tempo reale spianano la strada a un modo di lavorare completamente diverso da quello che conosciamo.

Smart Working nella seconda ondata

Lo Smart Working sarà concesso fino al cento per cento. È questa, in estrema sintesi, la principale disposizione contenuta nell’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri che, nelle zone rosse del Paese, prevede il lockdown. Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte sostiene che l’esempio deve essere dato dalla Pubblica Amministrazione, ma resta fortemente raccomandato anche ai soggetti privati. In particolare le Pubbliche Amministrazioni avranno il compito di garantire le più elevate percentuali possibili di lavoro agile.

Smart Working: cosa prevedono gli ultimi DPCM

Ma entriamo nel merito degli ultimi decreti…

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici viene inserita una raccomandazione specifica nel testo. Il nuovo decreto dispone che le PA debbano assicurare la modalità di lavoro agile almeno al 50% del personale. Non si è arrivati, quindi, alla soglia del 75%, come qualcuno aveva immaginato.

E per i privati? Il DPCM del 13 ottobre (modificato e integrato da quello del 18 e del 25 ottobre) dà prescrizioni molto generiche per i dipendenti privati. Per le attività professionali raccomanda che:

  • siano svolte anche mediante modalità di lavoro agile, a casa o in modalità a distanza;
  • siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti, nonché gli altri strumenti previsti dalla contrattazione collettiva;
  • vengano assunti e rispettati protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale;
  • si intensifichino le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro, anche incentivando a tal fine forme di ammortizzatori sociali.

Smart Working e genitori lavoratori

Dunque, è fortemente raccomandato il ricorso allo Smart Working in modalità semplificata e che dovrebbe durare fino alla fine dello stato di emergenza, ovvero fino al 31 gennaio 2021. Un’altra grande novità riguarda i genitori.

Il decreto Ristori, infatti, ha previsto lo Smart Working e il diritto di congedo parentale per i genitori con figli fino a 16 anni non solo in quarantena, ma anche in didattica a distanza. A stabilirlo l’articolo 22 del decreto Ristori in vigore dal 29 ottobre. Questo modifica il decreto di agosto, che prevedeva che lo Smart Working fosse richiesto per figli fino a 14 anni e solo in caso di quarantena scolastica.

Ancora una volta lo Smart Working si presenta come una necessità. Noi di Broxlab cogliamo la sfida e aiutiamo le aziende nella loro digital transformation.

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Seconda ondata... di Smart Working
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Questa seconda ondata dell'emergenza coronavirus ci mette nuovamente di fronte alla necessità di affermare lo smart working.
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