Privacy online, ancora non ci siamo

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Secondo il garante europeo della privacy ancora non si è raggiunto un livello soddisfacente di sicurezza.

Giovanni Buttarelli, garante europeo della privacy, si dice molto scettico rispetto ai livelli di sicurezza del Privacy Shield, lo scudo costruito per mettere i nostri dati al sicuro dalle invadenze degli Stati Uniti. L’attivista austriaco Max Schrems era già riuscito in precedenza a far annullare direttamente dalla Corte di Giustizia europea il Safe Harbor, ovvero il sistema iniziale di trasferimento dati UE-USA.

Ora, però, a mettere il bastone tra le ruote alla Commissione Europea sono il Parlamento europeo e il garante per la privacy europea: lo “scudo” attuale avrebbe tante, troppe lacune che renderebbero la privacy dei cittadini seriamente a rischio. Secondo il garante Buttarelli, infatti, lo scudo in questione non fornirebbe sufficienti garanzie che gli Stati Uniti non effettuino controlli di sorveglianza sui dati dei cittadini europei.
Il parere del garante della privacy  conferma che c’è ancora molto da fare in tema di tutele e garanzie per i cittadini, in quanto permangono ancora molte ombre nonostante l’importante sforzo sostenuto sia da Bruxelles che da Washington.

Per sciogliere il nodo imbrogliato è necessario un ulteriore sforzo da parte delle strutture di Bruxelles: se si vogliono evitare nuovi ricorsi, bisogna trovare un’alternativa valida e che garantisca ai cittadini la difesa necessaria. A supporto della tesi del garante europeo,  che peraltro rispecchia anche il punto di vista dei difensori della privacy dei singoli stati membri, si è pronunciato il Parlamento europeo.
Difatti, il 26 maggio scorso, Strasburgo ha dato l’ok ad una risoluzione in cui si chiede che lo shield venga migliorato.
Il nocciolo della questione risiede in quelle “rassicurazioni scritte” fornite dagli Stati Uniti sulla limitazione della sorveglianza: i rappresentanti europei chiedono prima di tutto chiarezza, ma sono disponibili a rafforzare le richieste di maggiori tutele pretese dai garanti dei singoli paesi.

Ora però la questione passerà in mano alla commissaria ceca Vera Jourova, responsabile del settore Giustizia e nota come Mrs.Privacy. L’obiettivo resta sempre quello di garantire che la sorveglianza di massa americana non metta a rischio la nostra riservatezza.

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