L’invertising e la pubblicità al tempo dei social network

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Tra le tante cose che stanno cambiando nel web al tempo dei social media, c’è anche la pubblicità. Sono finiti i tempi dei semplici banner, degli spazi tradizionali acquistati sui grandi portali, del direct mailing pubblicitario.
In un web sempre più frammentato in tanti microcosmi personali, in piccoli spazi nei quali ognuno è protagonista della sua storia, anche chi fa pubblicità deve fare i conti con il cambiamento.

E ad oggi, la pubblicità in una Rete che è sempre più sociale, va in due direzioni: da una parte c’è la trasformazione dell’advertising tradizionale in quello che è stato definito invertising. Dall’altra parte invece c’è una tendenza ereditata dalla politica americana (e sulla quale la campagna presidenziale 2012 di Obama sta facendo grande affidamento), il cosiddetto microtargeting, vale a dire l’individuazione di target di consumatori (elettori, nel caso della comunicazione politica) da persuadere direttamente, quasi faccia a faccia. Un pò quello che accade quando apriamo Facebook, insomma, e ci troviamo quelle inserzioni che sembrano ritagliate su misura per noi.

Se, come abbiamo detto già qualche giorno fa, dal punto di vista dell’utente o del consumatore, queste pratiche possono sembrare scorrette o, in alcuni casi, inquietanti, per chi fa marketing e per chi fa pubblicità online questi strumenti di segmentazione del mercato e di individuazione di target sempre più precisi sono utilissimi per direzionare i propri sforzi in maniera mirata, efficace e, in ultima analisi, economica.

Ma c’è di più. E’ consuetudine ormai, cercare di parlare nella maniera più diretta possibile con i consumatori, e, nel mondo dell’invertising, questo avviene soprattutto tramite sondaggi e questionari, ma anche con il coinvolgimento più diretto possibile delle persone. Le persone, quindi, viste non più come destinatari passivi del messaggio pubblicitario, ma anche come parte attiva nella costruzione del messaggio pubblicitario. E, senza dubbio, i casi concreti dimostrano che le aziende che stanno a sentire i consumatori e che gli danno la parola, poi vengono ricompensate dal mercato.

In un certo senso, anche nel mondo dell’advertising ci si sposta verso gli user generated content. Non è che fra qualche anno ci costruiremo da soli le pubblicità che vedremo? Paradossi del web, è quello che può succedere in una Rete nella quale le persone rappresentano il vero valore.

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