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Le 10 regole del buon imprenditore stilate da Leopoldo Pirelli

06/02/2018

Leopoldo Pirelli è stato senza dubbio uno dei maggiori imprenditori italiani. Chi l’ha conosciuto lo descrive come un gentiluomo che si è distinto nella sua professione di capitano d’industria con una grande etica della responsabilità. Un imprenditore vero, con occhi attenti alle persone, al quale sono stati attribuiti giudizi positivi oltre i confini nazionali. La nota rivista tedesca “Frankfurter Allgemeine Zeitung” scrisse “Leopoldo Pirelli, l’italiano serio”.

Nel 1986, in occasione del conferimento della medaglia d’oro di socio onorario del Collegio degli ingegneri di Milano, Pirelli stilò le 10 regole del buon imprenditore. Un decalogo ancora attuale e di grande valore perchè riassume la sua esperienza di leader maturata come capo esecutivo del gruppo.

#1 L’IMPRESA E IL PROGRESSO SOCIALE

Sono sempre stato convinto che la libera impresa privata sia pilastro importante di un libero sistema e mezzo insostituibile di progresso sociale.

#2 L’IMPRESA E LE COMUNITA’

Ho sempre creduto che un chief executive officer, che anche azionista, debba privilegiare la prima qualificazione, quella di chief executive officer, rispetto alla seconda. I suoi doveri non sono solo verso i suoi azionisti, ma anche verso tutti coloro che lavorano in azienda, verso le comunità che la circondano, verso i Paesi (nel caso della Pirelli ben 16) in cui il gruppo opera.

#3 COLLABORATORI CAPACI 

Credo fermamente che in un gruppo delle nostre dimensioni (ma penso che il concetto sia estensibile anche a unità più piccole), il chief executive officer debba farsi affiancare da collaboratori professionalmente capaci e moralmente ineccepibili.

#4 PREPARAZIONE DEI QUADRI FUTURI

Sono convinto che fra i primi compiti del chief executive vi sia la continua cura della preparazione dei quadri futuri. Dalla sua successione a quella dei suoi collaboratori più vicini, preoccupandosi che questi a loro volta diano al problema la stessa importanza, e cosi via, giù per la piramide.

#5 CAPIRE IL PERSONAGGIO UMANO NEI COLLEGHI

Pur essendo il capo, il chief executive officer deve cercare di capire il personaggio umano che sta nei suoi colleghi, coi suoi problemi personali di salute o economici o familiari e deve sempre ricordarsi che, se un collega non si dimostra all’altezza dei compiti affidatigli, e lui, il chief executive, che ha sbagliato per primo affidandoglieli.

#6 ESSERE ONESTO PAGA

Sono convinto che un imprenditore debba essere onesto nel senso più lato della parola (non basta cioè che non rubi e non dia falsa testimonianza). Parlando di onestà in senso lato, penso ad un determinato comportamento verso azionisti e dipendenti, ma anche verso clienti, fornitori, concorrenti, fisco, partiti e mondo politico. Penso che, a parte ogni principio morale, l’essere onesto paghi, sia l’imprenditore come persona sia l’azienda che egli dirige.

#7 EVOLVERE RIMANENDO NEI PRINCIPI

Ho la convinzione che il chief executive officer deve saper evolvere coi tempi, pur tenendo fede ai «sacri principi» cui ho appena accennato.

#8 MAI RIMPIANGERE LE DECISIONI SBAGLIATE

È mia opinione che l’ imprenditore non debba rimpiangere decisioni prese nella convinzione di essere nel giusto e che invece nel tempo si sono dimostrate sbagliate

#9 MAI VANTARE MERITI DI ALTRI

Credo che l’imprenditore non debba vantare meriti che spesso non sono individuali ma collettivi. Io, se devo attribuirmi un merito, scelgo quello di essere rimasto calmo e sereno al timone nei momenti in cui la barca era in difficoltà. Ma non sono certo stato solo nel portare la barca fuori dalla burrasca: mentre io restavo al timone, altri hanno issato nuovamente le vele e insieme abbiamo ripreso a navigare.

 #10 CHIUDERE BUONI BILANCI

Chiudo, ricordando per ultima la prima qualità che un imprenditore deve sempre avere: cercare, cercare con tutte le sue forze, di chiudere dei buoni bilanci. Se non ci riesce una volta, riprovare. Se non ci riesce più volte, andarsene. E se ci riesce, non credersi un padreterno, ma semplicemente uno che, dato il mestiere che ha scelto, ha fatto il suo dovere.

 

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