Le elezioni al tempo dei social network

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Quelle che ci aspettano la prossima settimana sono le prime vere elezioni dell’era social: mai come questa volta, infatti, la campagna elettorale si è spostata nell’ambiente virtuale dei social network, coinvolgendo un numero sempre più importante di persone, che hanno avuto l’opportunità da un lato di dialogare in maniera diretta – almeno con quei politici che sui social media fanno presenza costante- e dall’altro di esprimere opinioni sui temi affrontati dai protagonisti della politica.

Come dicevamo, per la prima volta l’agenda politica si è spostata sui social network, che sono diventati in alcuni casi motori di agenda setting, spostando offline temi e conversazioni partite online. L’importanza crescente dei social network nella vita politica del paese è dimostrata dal fatto che nessuno dei principali leader politici ha potuto trascurare la propria presenza online, e magari anche controvoglia, aiutati da uno staff dedicato, anche i più ostinati hanno dovuto cedere almeno a Twitter e Facebook.

E così, nel corso della campagna elettorale abbiamo potuto leggere i tweet e vedere le tante foto postate da Pierluigi Bersani, assistere alla nascita dei diversi network di sostenitori di Silvio Berlusconi (interessante la scelta dell’ex-premier di affidare la propria comunicazione online ai vari gruppi di sostenitori, con un metodo di simil-passaparola), addirittura dialogare direttamente su Twitter in diretta streaming con Mario Monti in appuntamenti dedicati. Grazie alla rete anche i candidati che hanno avuto meno visibilità sui media tradizionali hanno avuto l’opportunità di raggiungere un pubblico più ampio a prezzi contenuti, cosa non trascurabile in tempi in cui le spese dei partiti sembrano essere diventate una questione scomoda.

La campagna elettorale 2.0 ha messo in evidenza anche un’altra tendenza, per la verità già molto diffusa da diversi mesi, ma che in questi giorni ha vissuto un vero e proprio boom: stiamo parlando della sempre più diffusa pratica di commentare insieme ai propri amici su Twitter o Facebook i talk show televisivi in diretta, caratterizzando in un certo senso una sorta di secondo schermo sul quale vivere parallelamente le diverse trasmissioni.

Ma la rete viene incontro anche all’esigenza di trasparenza manifestata dai cittadini: ed ecco che nascono siti come Pagella Politica che si propongono di verificare le affermazioni dei politici confutandole o supportandole con dati concreti, quello che dall’altra parte dell’oceano viene solitamente chiamato fact checking.

E, in tempo di par condicio e sondaggi vietati, la rete aiuta a misurare anche il termometro della situazione politica: basta infatti verificare il sentiment della rete nei confronti dei diversi soggetti politici per capire in che direzione si stanno rivolgendo le preferenze degli italiani.

Non sappiamo se la rete diventerà il terreno dello scontro politico soppiantando la televisione, l’unico medium che in Italia resiste al passare di tutte le stagioni, ma sicuramente Internet e social network possono aiutare i cittadini nella formazione di opinioni sempre più consapevoli e possono essere uno strumento di democrazia che aiuta il Paese a crescere, stimolando il dibattito sui temi più importanti.

 

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