La nostra vita è significativamente cambiata -in meglio, ovviamente- da quando abbiamo a disposizione un’immensa mole di dati da analizzare e condividere, e sui quali basare il nostro approccio alla conoscenza. E’ il cosiddetto universo dei big data, la nuova frontiera dell’Information Technology che ha rivoluzionato l’applicazione dei dati informatici e digitali nella nostra esistenza.

Questo immenso archivio, oltre a raccontarci con precisione chi siamo e come operiamo nel mondo, con basso margine d’errore, hanno cambiato il nostro modo di creare, condividere e sviluppare conoscenza, soprattutto quella scientifica. E’ quello che David Weinberger, filosofo e scrittore statunitense, spiega nel suo ultimo libro, Too big to know, aggiungendo però un particolare che, a prima vista potrebbe lasciare spiazzati, ma che in realtà risulta condivisibile.

In pratica, avere a disposizione una mole così grande di dati, per la ricerca scientifica, non significa comprendere i meccanismi di funzionamento del mondo. Anche in un mondo in cui abbiamo dati per qualsiasi attività, ci sono porzioni di mondo che oltrepassano la nostra capacità di comprendere il mondo.

Weinberger insomma spiega che i big data, nella loro terrificante complessità, ci spiegano si il mondo e i fenomeni che lo regolano, ma lo fanno in un modo che non è immediatamente comprensibile per le nostre facoltà cognitive e intellettuali. Too big to know, appunto, troppo grande per essere compreso. I big data ci fanno capire come funziona il mondo, quali sono i trend sottostanti determinati comportamenti dell’uomo, come funzionano le società, ma, in un certo senso, non riusciamo a comprendere quale possa essere il motivo per cui le cose stanno così. Sappiamo come funziona il mondo, ma non sappiamo perchè.

Ma, secondo Weinberger, anche la conoscenza cambia forma nell’epoca dei big data: diventa infatti networked, condivisa. Quando abbiamo trasferito la maggior parte della conoscenza umana online, abbandonando il monopolio della carta, abbiamo in un certo senso accettato che essa diventasse condivisa e che perdesse i limiti che fino a quel momento l’avevano caratterizzata. Ma, per Weinberger, mettere online la conoscenza significa anche accettarne la fallibilità, aprirsi a continui cambiamenti e aggiornamenti. E’, in un certo senso, il principio che regola il funzionamento di Wikipedia: l’informazione e la conoscenza cambiano, si evolvono, e, quando arriva il momento, vanno cambiate, adeguandosi alla dinamicità del mondo.

Insomma, big data e network knowledge sembrano essere i paradigmi che regoleranno il funzionamento del nostro universo nei prossimi anni. Per comprendere le sfide che ci aspettano nel prossimo futuro, dovremmo allora aprirci alle nuove evoluzioni dell’informazione e della conoscenza.